Dando continuità al nostro percorso formativo “online†vi propongo la continuità del tema sulla maturità nelle Direttive sulla formazione negli Istituti religiosi – PI (1990). La maturità è un percorso graduale, progressivo, necessario durante il periodo di formazione, e ai candidati viene data la possibilità e i mezzi necessari per il suo raggiungimento. Il n. 42 afferma: “La maggior parte delle difficoltà incontrate ai nostri giorni nella formazione dei novizi derivano dal fatto che questi, al momento della loro ammissione al noviziato, non possedevano la sufficiente maturità â€. Certamente, non si esige che il candidato sia in condizione di assumere immediatamente tutti gli obblighi dei religiosi, ma deve essere ritenuto capace di giungervi progressivamente. Il poter giudicare su tale capacità giustifica che si diano il tempo e i mezzi per giungervi. Questo è lo scopo della tappa preparatoria al noviziato, qualunque sia il nome che le si dia: postulato, pre-noviziato ecc. Spetta unicamente al diritto proprio degli istituti precisarne le modalità di esecuzione ma, comunque sia, “nessuno può essere ammesso senza adeguata preparazioneâ€.
La maturità nelle sue diverse dimensioni viene tutelata dal documento e diventa una delle condizioni indispensabili nella scelta e nell’accoglienza delle persone che vogliono abbracciare la vita religiosa: Il n. 43, infatti afferma: “il grado di maturità umana e cristiana richiesto perché si possa iniziare il noviziato senza dover retrocedere al livello di un corso di formazione generale di base o di un semplice catecumenato; accade, infatti, che i candidati che si presentano non abbiano tutti compiuto la loro iniziazione cristiana (sacramentale, dottrinale e morale) e manchino di alcuni elementi di una vita cristiana ordinaria; l’equilibrio dell’affettività , particolarmente l’equilibrio sessuale, che suppone l’accettazione dell’altro, uomo o donna, nel rispetto della sua differenza; se sarà necessario, si ricorra a un esame psicologico, rispettando il diritto di ciascuno a preservare la propria intimità ; la capacità di vivere in comunità sotto l’autorità dei superiori, in tale istitutoâ€.
| Una delle caratteristiche della maturità è la libertà nel servizio gratuito, nella capacità di creare vincoli, di sentirsi appartenente e donarsi con amore. Il n. 55 del documento rileva infatti questi aspetti come conseguenza di chi ha raggiunto la maturità : “Durante il noviziato, si farà anche risaltare l’eccellenza e la possibilità di un impegno perpetuo a servizio del Signore. “
La qualità di una persona – afferma Giovanni Paolo II – si può giudicare dalla natura dei suoi vincoli. Perciò, si può dire con gioia che la vostra libertà si è legata liberamente a Dio per un servizio volontario, in amorosa servitù. E facendolo, la vostra “umanità †ha raggiunto la maturità . “Umanità apertaâ€, ho scritto nell’enciclica Redemptor hominis, significa il pieno uso del dono della libertà che noi abbiamo ottenuto dal Creatore quando egli chiama all’esistenza l’uomo, fatto “a sua immagineâ€. |
Tale dono trova la sua piena realizzazione nella donazione senza riserva della persona tutta intera, in uno spirito di amore nuziale verso Cristo e, con Cristo, verso tutti coloro ai quali egli manda gli uomini e le donne che sono totalmente consacrati a lui secondo i consigli evangeliciâ€. Non si dà la propria vita a Cristo “in provaâ€. D’altra parte, è Lui che prende l’iniziativa di chiederla a noi. I religiosi testimoniano che ciò è possibile, grazie soprattutto alla fedeltà di Dio, e che ciò li rende liberi e felici, se il dono si rinnova ogni giornoâ€.
Negli orientamenti dati al n. 70 sui tempi forti della formazione continua, il processo di maturità viene considerato come una delle quattro tappe significative della vita del religioso e che bisogna comprenderla in modo non rigido, ma come una tappa che conviene combinare concretamente con quelle che può suscitare l’iniziativa imprevedibile dello Spirito Santo.
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Essere una coppia è quello di dimostrare tutto il fascino e le difficoltà , legate alla realtà della somma che risulta la coppia: uno + uno = tre. Cioè, allo stesso tempo, con la sua dinamica, due individualità e un coniugale. Come essere uno essendo due? Come essere due essendo uno?
Sia per la velocità delle informazioni, il progresso della tecnologia e le pressioni derivanti dalla modernizzazione, qualcosa è invariabile: la gente sarà sempre gente, con la loro personalità e caratteristiche. In questo scenario, qualcosa che diventa latenti è la capacità nel quale vogliamo che i nostri rapporti siano “fastâ€, “veloce”. E in questa gara, basta smettere di pensare, e tanto meno di valutare l’altro in una relazione. Avete notato come è molto più facile allontanarsi della persona che fermarsi, riflettersi, parlare e cercare un nuovo modo di essere? È proprio questo … Sembra che “cambiamo le coppie” come si cambia la nostra macchina o il computer. Ma dove sono i veri valori appartenenti alla famiglia?
Il grande errore è pensare che un rapporto sopravvive solo di passione, e questa è un’illusione. Ci sono matrimoni che avvengono rapidamente, come nell “amore a prima vista”. In particolare, io sono ancora a favore di un processo di conoscenza, avvicinamento, conoscere la famiglia dell’altro. Conoscere l’altro è anche conoscere la sua storia: l’educazione ricevuta, il percorso spirituale e umano, alcuni eventi o situazioni che potrebbero condizionare il suo futuro, esperienze positive e negative che sono imponibili o non nel processo di formazione (addirittura, non si sposa solo la persona ma vivrai con la sue influenze familiari).
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Ricordate come prezioso pensare a quello che noi accettiamo di differenze l’uno dall’altro. Alcune coppie vivono le differenze di credenza, ma li possono gestire molto tranquillamente. Altri, a sua volta, non si possono nemmeno immaginare sposando in una religione diversa dalla vostra.
Ma e le contese? Certo che esisteranno sempre nella nostra vita, ma le differenze come le tratteniamo. Molte coppie trovano la felicità quando tutto va bene finanziariamente, ma alla prima difficoltà , cominciano i problemi, ossia, tutto è stato inutile. Ci deve essere chiaro che le persone non cambiano facilmente, e quanto più anziani diventiamo, più sarà fissato nei contenuti personali, le nostre credenze, e quindi, più difficile lasciare un vizio, fare qualcosa di diverso, vedere le cose di una maniera diversa. |
Analizzare il matrimonio dei genitori che magari è stato turbato non vuol dire che vivremo anche noi così ; e spesso abbiamo questo modello di pensiero sbagliato o neghiamo la possibilità del matrimonio motivati da questo contesto. Il più importante in questi casi è di discernere che io non sono mio padre o mia madre e io posso costruire una storia diversa da quella costruita da loro.
Il fidanzamento è il principio e fondamento di tutto: la fase del fidanzamento è uno dei passi più importanti per il proseguimento di un rapporto o no. Naturalmente qui non voglio dire che fidanzarsi è una garanzia di matrimonio eterno, ma certamente il processo di conoscenza della coppia. I tempi di ogni fase del conoscimento esistono. Quindi tutto ciò che sia veloce può pregiudicare le persone.
Voglio dire che il matrimonio è una vocazione, dedizione reciproca è un atto d’amore e tutto ciò che la parola “amore” comprende. Pertanto, si rende conto che se tu vuoi sposarti, sia aperto a tutti i segni che il matrimonio richiede di una persona. Così come una vocazione professionale, vocazione al matrimonio, il celibato, la vita religiosa nelle sue molteplici dimensioni, deve essere basato sui valori che quel modello di vita possiede e non solo negli ideali o sogni che ho piantato nel mio modo di vedere il mondo.
Che nella ricerca della vocazione dell’essere famiglia possiamo sperimentare la famiglia che promuove la salute e la sana crescita emotiva dei suoi membri, che possiamo vivere le gioie e le difficoltà con saggezza e maturità promuovendo una società più sana.
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 43, 1-7
Salmo: Sal 84
vangelo: Mt 23, 1-12
Dalla Costituzione Apostolica «Divino Afflatu» di san Pio X, papa (AAS 3 [1911], 633-635)
I salmi furono composti per divina ispirazione e si trovano raccolti nelle Sacre Scritture. Risulta che fin dagli inizi della Chiesa sono serviti meravigliosamente a nutrire la pietà dei fedeli. I cristiani mediante i salmi offrivano continuamente a Dio il sacrificio di lode, cioè il frutto delle labbra che rendevano omaggio al suo nome (cfr. Eb 13, 15; Os 14, 3). Una parte ragguardevole della stessa sacra Liturgia e del divino Ufficio, secondo l’uso già accolto nella Legge antica, è costituito da salmi. Da essi nacque quella «voce della Chiesa» di cui parla Basilio, e la salmodia, «figlia di quella innodia», come la chiama il nostro predecessore Urbano ottavo, «che risuona incessantemente davanti al trono di Dio e dell’Agnello». Sono i salmi soprattutto che, secondo sant’Atanasio, insegnano agli uomini consacrati al culto divino, «in che misura si debba lodare Dio, e con quali parole rendergli decorosamente omaggio». Egregiamente dice a tal proposito Agostino: «Per essere opportunamente lodato dall’uomo, Dio stesso si è lodato; e poiché si è degnato di lodare se stesso, per questo l’uomo ha trovato come lo possa lodare».
Nei salmi si trova una sorprendente efficacia per suscitare negli animi di tutti il desiderio delle virtù. Benché, infatti, tutta la nostra Scrittura, e antica e nuova, sia divinamente ispirata e utile all’istruzione (cfr. 2 Tm 3, 16), però il libro dei salmi, secondo sant’Atanasio è, per così dire, il giardino paradisiaco nel quale si possano cogliere i frutti di tutti gli altri testi ispirati. Così il salterio non solo innalza i canti degli altri libri biblici, ma vi unisce anche i suoi, che modula al suono della cetra. Sant’Atanasio aggiunge: «In verità , a me che innalzano canti, i salmi sembrano essere come degli specchi in cui uno contempla se stesso e il suo stato interiore e da ciò si sente animato a recitarli». Sant’Agostino nelle Confessioni esclama: «Quanto ho pianto al sentire gli inni e i canti in tuo onore, vivamente commosso dalla voci della tua Chiesa, che cantava dolcemente! Quelle voci vibravano nelle mie orecchie e la verità calava nel mio cuore e tutto si trasformava in sentimento di amore e mi procurava tanta gioia da farmi sciogliere in lacrime».
Chi non si sentirebbe altamente edificato nel ripetere qualcuno di quei numerosi passi che cantano così liricamente e profondamente l’infinita grandezza di Dio, la sua potenza, la sua eccelsa santità , la sua bontà e misericordia con tutte le altre infinite prerogative divine?
Quell’intenso sentimento religioso che li permea è straordinariamente efficace a muovere il cuore alla gratitudine verso i benefici divini, o ad ispirare l’umile supplica in ordine a nuove grazie, o a suscitare salutari propositi di conversione dal peccato.
I salmi accendono l’amore a Cristo perché sono come un quadro che presenta ben delineata l’immagine del Redentore. Giustamente dunque Agostino ne «sentiva in tutti i salmi la voce che esultava e che gemeva, che si allietava nella speranza o che sospirava la meta».
Come il Santo Padre Benedetto XVI ha sottolineato nell’udienza generale del mercoledì, guardiamo questo grande Santo per imparare da lui una vita santa, ricca nell’esempio di seguire il Signore con coerenza.
P. Anderson Marçal
Comunità Canto Nuovo
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 37, 1-14
Salmo: Sal 106
Vangelo: Mt 22, 34-40
“Amerai il tuo prossimo come te stessoâ€. Gesù non si mette contro Dio, perché non odia, bensì ama gli altri. Egli mostra che il precetto dell’amore di Dio si concretizza nella sua vitalità in un effettivo amore al prossimo. Tra polemiche e macchinazioni, in tanto gli tendono la trappola mortale, Gesù proclama l’amore al prossimo simile all’amore a Dio. In quest’amore si trova tutto, poiché ciò che conta è il senso e il valore che l’amore dà agli atti dell’uomo. Il doppio comandamento è una esigenza viva del piano di Dio: la rivelazione mostra che in essa si trova la salvezza. Gesù, con la sua presenza e la sua azione, rivelando che Dio è amore, rivela anche che l’uomo si realizza nell’amore.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 36, 23-28
Salmo: Sal 50
Vangelo: Mt 22, 1-14
“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozzeâ€. In questo giorno in cui celebriamo la memoria di San Bernardo, la parabola del Vangelo, segno dell’iniziativa di Dio e delle risposte degli uomini, ha un valore perenne e universale. Mostra innanzitutto, che tutti sono invitati al banchetto di nozze del Messia; molti però, rifiutano. Alcuni si escludono con indifferenza, in più preoccupati dai loro affari; altri, con opposizione violenta, e non rimarranno impuniti. Coloro che accettano l’invito urgente, entrano. Poi in prospettiva escatologica la parabola mostra che l’accettazione all’invito esige cambiamento; bisogna essere diversi da come si era prima. Il vestito nuziale, necessario per entrare nel banchetto eterno, sono le opere di giustizia che ciascuno deve realizzare. Quando il Re verrà , si farà la definitiva separazione tra i buoni e i cattivi. Noi che partecipiamo al banchetto dell’Eucaristia, grande banchetto del Signore: qual è la nostra veste? Quali le nostre opere? Siamo indifferenti e indaffarati? Calpestiamo gli altri?…
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 34, 1-11
Salmo: Sal 22
Vangelo: Mt 20, 1-16
“Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?â€. Potrebbe sconcertarci sentirci dire questo. Eppure il risentimento per la bontà e la generosità di qualcuno verso un altro è uno dei peggiori atteggiamenti; tuttavia, non è raro. Nelle opzioni sociali, politiche, famigliari, religiose, ci sono persone che non vogliono vedere nulla di buono nell’avversario. Dio, al contrario, è sempre alla ricerca di tutti, chiama tutti e ad ogni momento, vuole dare, e riceve chi vuole incontrarlo. Paragona la sua chiamata alle condizioni del lavoro e la sua retribuzione. Dio si dona completamente a ciascuno, non potrebbe dividersi. Avere invidia di questa generosità totale a ciascuno è allontanarsi di Lui, è mettersi al ultimo posto. Gesù si fa pane quotidiano e si offre a tutti nel pane Eucaristico, senza fare nessuna differenza alcuna di età , condizione, carattere, santità . Si dona affinché impariamo a donarci generosamente agli altri.
P. Anderson Marçal
Comunità Canto Nuovo
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Nel documento dedicato a dare gli orientamenti validi per la vita consacrata nel suo insieme, specialmente sulla formazione, troviamo 10 volte la parola maturità . Seguendo la stessa metodologia, cercheremo di riportare i paragrafi con il loro contenuto, cercando di cogliere il significato, la definizione, il pensiero della Chiesa sul processo di maturità nel percorso formativo dei religiosi.
Il n. 13 riguarda il consiglio evangelico della castità . Il tema della maturità viene sottolineato come un raggiungimento da conseguire prima di ammettere i candidati alla professione del voto: “Poiché l’osservanza della continenza perfetta tocca intimamente le inclinazioni più profonde della natura umana, i candidati alla professione di castità non abbraccino questo stato né vi siano ammessi, se non dopo una prova veramente sufficiente e dopo che sia stata da essi raggiunta una debita maturità psicologica e affettiva. Essi non solo siano preavvertiti circa i pericoli ai quali va incontro la castità , ma devono essere educati in maniera tale da osservare il celibato consacrato a Dio anche come un bene per lo sviluppo integrale della propria personaâ€.
Il percorso di maturità quindi richiede, secondo il documento, l’educazione alla castità , che dovrà mirare ad aiutare ciascuno a controllare e a padroneggiare i propri impulsi sessuali, evitando, nello stesso tempo l’egoismo affettivo orgogliosamente soddisfatto dalla propria fedeltà nella purezza.
Nel richiamare il percorso dei diversi documenti conciliari, che riguardano la formazione integrale della persona nella sua dimensione fisica, morale, intellettuale e spirituale, con le sue finalità e le sue esigenze, il n. 34 ricorda che il decreto sulla formazione sacerdotale Optatam totius propone criteri che permettono di giudicare il livello di maturità umana richiesta dai candidati al ministero presbiterale e aggiunge che questi criteri possono applicarsi agevolmente ai candidati alla vita religiosa, vista la natura di quest’ultima e la missione che il religioso è chiamato a compiere nella Chiesa.
In una chiave di lettura educativa e mistica della maturità alla luce del mistero pasquale, il documento al n. 36, rileva il processo della maturità come un programma formativo che dura tutta una vita e afferma che bisogna trovare nella persona una profonda motivazione della propria scelta vocazionale. La vita religiosa infatti, conduce la persona a condividere sempre più coscientemente e concretamente il mistero della passione di Cristo, di morte e di risurrezione. Questo mistero pasquale deve essere come il cuore dei programmi di formazione, in quanto sorgente di vita e di maturità . È su questo fondamento che si forma l’uomo nuovo, il religioso e l’apostolo.
Se il processo è questo, allora il processo della maturità vissuta alla luce del mistero pasquale ci porta a ricordare l’indispensabile necessità dell’ascesi nella formazione e nella vita dei religiosi. In un mondo di erotismo, di consumismo e di abusi di ogni genere, vi è bisogno di testimoni del mistero pasquale di Cristo, la cui prima tappa passa obbligatoriamente attraverso la croce. Questo passaggio conduce a porre nel programma di una formazione integrale un’ascesi personale quotidiana che porti i candidati, novizi e professi, all’esercizio delle virtù di fede, di speranza, di carità , di prudenza, di giustizia, di fortezza e di temperanza.
Questo programma, afferma il documento, non ha età e non può passare di moda. È sempre attuale e sempre necessario. Non si può vivere il proprio battesimo senza adottare questo programma e ancor meno essere fedele alla propria vocazione religiosa. Il programma sarà tanto più seguito se è motivato dall’amore di Gesù e dalla gioia di servirLo. È interessante notare nel n. 39 il richiamo alla necessità di promuovere nella formazione dei religiosi/e la conoscenza delle proprie risorse e dei propri limiti come persone umane, come mezzi efficaci nel processo di maturità . “Le generazioni di oggi sono spesso cresciute in un ambiente di coeducazione, senza che i ragazzi e le ragazze siano sempre aiutati a conoscere le loro ricchezze e i loro rispettivi limiti.
I contatti di apostolato di ogni genere, la maggiore collaborazione che si è instaurata tra i religiosi e le religiose, con le correnti culturali attuali, rendono particolarmente utile una formazione in questo campo. La promiscuità prematura e la collaborazione stretta e frequente non sono necessariamente una garanzia di maturità nelle relazioni tra gli uni e le altre. Converrà dunque prendere le misure per promuovere e affermare questa maturità , in vista di educare alla pratica della castità perfetta. Inoltre, uomini e donne devono prendere conoscenza della loro specifica situazione nel piano di Dio, del contributo originale che apportano rispettivamente all’opera della salvezza. Così si offrirà ai futuri religiosi la possibilità di una riflessione sul ruolo della sessualità nel disegno divino di creazione e di salvezza. In questo contesto, si esporranno e si comprenderanno le ragioni che giustificano il fatto di scartare dalla vita religiosa quelle e quelli che non giungeranno a padroneggiare le tendenze omosessuali o che pretendessero di poter adottare una terza via “vissuta come uno stato ambiguo tra il celibato e il matrimonioâ€.
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 28, 1-10
salmo: Sal da Dt 32
Vangelo: Mt 19, 23-30
«In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Le ricchezze sono una trappola. È difficile vedere un ricco onesto. É meglio anzi che essere ricco essere povero. Accontentarsi con il pane quotidiano è concepito da Paolo come sapersi adattare. Afferma Gesù che il ricco ha gravi difficoltà per entrare nel regno di Dio. I discepoli si spaventano perché intuiscono che Gesù si sta riferendo alle ricchezze in senso ampio: desiderio di benessere, affanno di possedere, preoccupazioni per l’insicurezza. Tuttavia per raggiungere il regno bisogna dare tutto. Tale spogliamento è puro dono di Dio. I discepoli, consapevoli di averlo compiuto, chiedono la ricompensa. L’uomo fa sempre le trattative; e noi cosa avremmo in cambio? Ebbene Dio è generoso; la capacità di rinuncia è capacità di avere. La missione della salvezza, è possedere il regno, la terra, la vita eterna in Dio e con Dio. Tra questi beni e i beni terreni s’invertiranno le posizioni.
P. Anderson Marçal
Comunità Canto Nuovo
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ez 24, 15-24
Salmo: Sal da Dt 32
Vangelo: Mt 19, 16-22
«Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; e vieni! Seguimi!». Apostolo mancato o cristiano mancato? Vocazione di un privilegiato, o vocazione privilegio di essere cristiano? La proposta di seguire Cristo lasciando tutto è una proposta fatta a tutti, ma anche quella di diventare piccoli per entrare nel regno di Dio. Questo è essere cristiano; andare oltre la materialità della legge, e fare una opzione personale, in risposta ad un invito. Matteo non distingue comandamento da consiglio. Il sermone della montagna parte dalla beatitudine e porta i comandamenti all’interiorità e integralità , porta l’amore fino ai nemici e fissa lo sguardo nella perfezione del Padre. Questa è la grande prospettiva di vita cristiana. La vocazione è un rapporto personale: accogliere Cristo, non le ricchezze; seguire Cristo povero. Chi non sa accettare la rinuncia per accogliere il suo invito rimane triste, come il giovane del vangelo. Le nostre tristezze provengono dei nostri attaccamenti. Saranno catene d’oro, ma ti legano, e la persona legata non può essere allegra e serena.
Nella prima lettura, un dramma famigliare diventa simbolo vivente di un dramma nazionale. La propria vita del profeta è annuncio di un immenso dolore.
Molte volte il dolore indurisce il cuore, esternamente questo può sembrare insensibilità , tuttavia il dolore è cosi profondo e oppressivo, che non ti da pace. È il caso di chi soffre intimamente per i suoi e non può nemmeno esprimersi perché sarebbe incompreso, disprezzato, forse causa di mali peggiori. In questo caso rimane solo parlare con Dio, e sperare in Lui. Ma Dio non è indifferente, insensibile ai nostri dolori? No. Dio è amore, e non riusciamo a capire la forza di questo amore. Dio vive nei nostri dolori e in quello del suo profeta e le vive al massimo in Gesù, il più grande dei Profeti, Figlio di Dio e Uomo tra gli uomini. Dio non si rallegra con i nostri mali, ci chiama alla conversione per liberarci da essi. Difatti Gesù dirà che Dio si rallegra con la conversione del peccatore.
P. Anderson Marçal
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Liturgia del giorno
Prima lettura: Ap 11,19; 12,1-6.10
Salmo: Sal 44
Seconda lettura: 1Cor 15,20-26
Vangelo: Lc 1,39-56
“Benedetto il seno che ti ha concepitoâ€. Nella breve formula usata dal papa Pio XII per proclamare il dogma dell’Assunzione di Maria, che si trova nella costituzione apostolica “Munificentissimus Deusâ€, sono anche esplicitamente citati gli altri dogmi mariani come il concepimento dell’Immacolata, la maternità divina e la verginità perpetua. La formula solenne è la seguente: «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità , a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
Non discuteremmo qui il senso esegetico dei termini usati dal papa per la dichiarazione del dogma. Sono già stati scritti centinaia e centinaia di pagine su questo. Diciamo appena che le parole del papa evitano di parlare sulla morte o non morte corporea di Maria; evita di parlare del rapporto tra corpo e anima evita di parlare sul corpo umano e quale sia la sua condizione quando sarà elevato al cielo; evitano di usare alcun verbo che suggerisca che il cielo sia qualche determinato luogo, come ad esempio “nelle altezzeâ€. Evidentemente i bei quadri di Murillo e di altri pittori mariani, che hanno impresso nei teli l’assunzione, suggeriscono che Maria sia stata “portata dagli angeli†“nelle altezze†del cielo. Il dogma non è entrato in questo linguaggio umano, molto comprensibile, per segno, perché sempre si è immaginato Dio nelle altezze del cielo e il diabolo negli abissi.
Il papa Pio XII, nella stessa costituzione, fa, subito all’inizio, un lungo riferimento al nesso tra Maria assunta e Maria Immacolata. Cito il bellissimo testo, che ha spaventato alcuni grandi teologi:
«Questo privilegio risplendette di nuovo fulgore fin da quando il nostro predecessore Pio IX, d’immortale memoria, definì solennemente il dogma dell’immacolata concezione dell’augusta Madre di Dio. Questi due privilegi infatti sono strettamente connessi tra loro. Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull’uno e sull’altra riporta la vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato sopranaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dio non vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell’ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa.
Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo».
Se il dogma dell’Assunzione è recente, la devozione dell’Assunta in cielo fa parte della pietà popolare fin dai primi secoli della Chiesa. Nei primi secoli si celebrava la “dormitio†di Maria, circondata da tante leggende, alcune perfino con evidenti eresie. Ma nessuna di quelle celebrazioni separava Maria del suo Figlio glorioso. La celebrazione si chiamava anche “Transito di Maria†è già lì c’erano le divergenze sulla morte o non morte della Madre di Gesù. Queste celebrazioni erano realizzate con molto affetto, soprattutto in una fertile e impressionante immaginazione sui modi come Gesù sarebbe venuto a cercare sua Madre e su chi fosse venuto insieme a Lui per portarla nei cieli.
Già nel V secolo abbiamo documenti della festa dell’Assunzione nel giorno 15 agosto, la festa viene elencata insieme alle feste della Natività , della Presentazione, dell’Annunciazione e della Purificazione di Maria. Ed era nelle ricorrenze di queste feste che i Santi Padri pronunciavano omelie mariane, lasciando in questo modo lungo i secoli, una dottrina teologica che, sicuramente, è stata sostenuta, alimentata e celebrata dalla pietà popolare. Il papa Pio XII, nella Costituzione Apostolica per la dichiarazione del dogma, ricorda che “nelle omelie e preghiere per il popolo nella festa dell’Assunzione della Madre di Dio, i santi padri e i grandi dottori parlavano di una festa già conosciuta e accettata. Con maggiore chiarezza hanno esposto; presentando il suo senso e contenuto con profonde ragioni; mettendo specialmente in piena luce ciò che la festa evidenzia: non soltanto che il corpo morto della Vergine Maria non ha sofferto la corruzione, ma ancora di più il trionfo che Essa ha raggiunto sulla morte e la sua celeste glorificazione, a imitazione del suo Unigenito Figlio Gesù Cristoâ€.
Uno di questi Santi Padri, sempre citato dallo stesso papa Pio XII, è san Giovanni Damasceno (650-750). Questo testo è il suo: «Era necessario che colei, che nel parto aveva conservato illesa la sua verginità , conservasse anche senza alcuna corruzione il suo corpo dopo la morte. Era necessario che colei, che aveva portato nel suo seno il Creatore fatto bambino, abitasse nei tabernacoli divini. Era necessario che la sposa del Padre abitasse nei talami celesti. Era necessario che colei che aveva visto il suo Figlio sulla croce, ricevendo nel cuore quella spada di dolore dalla quale era stata immune nel darlo alla luce, lo contemplasse sedente alla destra del Padre. Era necessario che la Madre di Dio possedesse ciò che appartiene al Figlio e da tutte le creature fosse onorata come Madre e Ancella di Dio».
Il santo padre città vari altri grandi autori antichi e conclude: «In tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità , generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli». (cf. 1 Tm 1, 17).
Affidiamoci alla Madre tutta pura, Immacolata Assunta in cielo, speranza della nostra salvezza e della gloria che il Signore ci ha promesso. In Maria parte di noi sta già nei cieli.
P. Anderson Marçal
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